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Perché il dolore alla mandibola può diventare persistente?

Scritto da · Fisioterapista, fondatore di VR Catania · Aggiornato a ottobre 2026 · Fonti scientifiche in fondo all’articolo

Nel nostro studio di fisioterapia a Catania incontriamo spesso persone che convivono da mesi con un dolore alla mandibola e hanno già provato bite, farmaci o trattamenti diversi senza un risultato stabile. In questo articolo spieghiamo perché il dolore può diventare persistente e come impostare una valutazione davvero utile.

Quando il dolore alla mandibola dura alcune settimane o mesi è naturale pensare che ci sia ancora qualcosa di “danneggiato” nell’articolazione.

Il Dott. Razvan-Claudiu Muresan, fisioterapista e fondatore dello Studio VR Catania, spiega a una paziente perché il dolore alla mandibola può diventare cronico

Ma dolore persistente e danno dei tessuti non sono necessariamente la stessa cosa.

Questo principio, ormai fondamentale nella moderna scienza del dolore, è particolarmente importante nei disturbi temporo-mandibolari.

Quando un dolore viene considerato cronico?

La guideline internazionale pubblicata sul BMJ considera cronico il dolore associato a DTM quando persiste per almeno tre mesi.

Non significa che dopo 90 giorni il dolore cambi improvvisamente natura.

La durata ci segnala piuttosto che è necessario ampliare la valutazione e considerare i diversi fattori che possono contribuire alla persistenza del problema.

Il dolore non misura direttamente il danno dell’articolazione

Il dolore è un’esperienza reale, ma la sua intensità non rappresenta una misura diretta dello stato anatomico dell’articolazione.

È possibile avere reperti strutturali alle immagini con pochi sintomi e, al contrario, dolore importante senza lesioni proporzionate all’intensità percepita.

Per questo la valutazione dei DTM non può dipendere esclusivamente da radiografie o risonanza magnetica.

I DC/TMD: perché valutare più di una dimensione

I Diagnostic Criteria for Temporomandibular Disorders (DC/TMD) rappresentano uno dei principali riferimenti internazionali per la valutazione dei DTM.

Il modello utilizza due dimensioni.

L’Axis I riguarda la diagnosi fisica dei disturbi temporo-mandibolari.

L’Axis II valuta invece aspetti quali:

  • intensità e impatto del dolore;
  • limitazione della funzione mandibolare;
  • distress psicologico;
  • comportamenti orali.

Questo non significa considerare il dolore come “psicologico”.

Significa riconoscere che nei quadri persistenti la condizione della persona è più complessa della sola struttura articolare.

Cosa può mantenere il dolore nel tempo?

Non esiste un’unica risposta valida per tutti.

Nel singolo paziente possono avere rilevanza differente:

  • la condizione muscoloscheletrica iniziale;
  • riduzione del movimento;
  • modificazioni nella masticazione;
  • sonno insufficiente;
  • comportamenti mandibolari ripetitivi;
  • stress;
  • paura del dolore;
  • evitamento delle attività;
  • elevata attenzione verso i sintomi;
  • impatto del problema sulla vita quotidiana.

Una valutazione moderna cerca di identificare quali di questi elementi siano realmente modificabili.

La paura di muovere la mandibola

Se aprire la bocca o mangiare determinati cibi provoca dolore, è naturale cercare di proteggersi.

Per qualche tempo questo comportamento può essere ragionevole.

Se però l’evitamento persiste molto oltre la fase necessaria, alcune persone iniziano progressivamente a:

  • mangiare soltanto cibi morbidi;
  • evitare di sbadigliare;
  • limitare l’apertura;
  • controllare continuamente la mandibola;
  • ridurre attività sociali legate all’alimentazione.

Il recupero funzionale diventa quindi una parte importante del trattamento.

Più dolore significa più danno?

Non necessariamente.

Il dolore persistente può essere influenzato dalla sensibilità del sistema nocicettivo e da numerosi fattori contestuali.

Il messaggio non deve però essere interpretato come: “Non hai niente.” È l’opposto.

Significa che il problema deve essere valutato in modo sufficientemente ampio da non ridurlo a una singola immagine radiologica.

Il dolore alla mandibola dura da più di tre mesi?

Una valutazione strutturata secondo i criteri DC/TMD aiuta a capire quali fattori mantengono il dolore e da dove ripartire. Ti riceviamo nel nostro studio a Catania.

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Cosa dice la ricerca sul trattamento?

La guideline BMJ 2023 sul dolore cronico associato a DTM raccomanda fortemente diversi interventi conservativi. Tra questi:

  • educazione e usual care;
  • esercizio mandibolare supervisionato;
  • stretching;
  • mobilizzazione assistita;
  • alcune tecniche manuali;
  • esercizio posturale supervisionato;
  • terapia cognitivo-comportamentale, con o senza alcune strategie associate.

Questo dato conferma un principio importante: nei DTM persistenti non esiste necessariamente un solo trattamento per tutti.

Il ruolo della fisioterapia

Quando sono presenti limitazioni muscoloscheletriche e funzionali, la fisioterapia può lavorare su:

  • movimento mandibolare;
  • capacità di masticazione;
  • esercizio terapeutico;
  • recupero progressivo delle attività;
  • gestione autonoma;
  • eventuale componente cervicale;
  • terapia manuale quando indicata.

L’obiettivo non consiste semplicemente nel “sbloccare l’ATM”. L’obiettivo è migliorare funzione e capacità della persona.

Quando valutare anche fattori psicologici?

Nel dolore persistente possono diventare clinicamente rilevanti:

  • paura;
  • stress;
  • distress;
  • catastrofizzazione;
  • evitamento;
  • forte limitazione della vita quotidiana.

Una revisione sistematica del 2024 ha valutato gli interventi psicologici nei DTM dolorosi, trovando risultati promettenti, soprattutto quando associati alle cure standard, pur evidenziando limiti nella qualità delle evidenze disponibili.

L’obiettivo è tornare a utilizzare la mandibola

Nei DTM persistenti il successo non dovrebbe essere misurato esclusivamente chiedendo: “Quanto dolore hai da zero a dieci?”

È importante anche valutare:

  • riesci a mangiare normalmente?
  • riesci ad aprire la bocca?
  • hai ripreso le attività?
  • il dolore controlla ancora le tue giornate?
  • hai strumenti per gestire eventuali riacutizzazioni?

Il recupero della funzione è parte integrante del trattamento.

Quando richiedere una valutazione?

È consigliabile approfondire quando:

  • il dolore persiste da mesi;
  • la masticazione è limitata;
  • l’apertura della bocca si è ridotta;
  • il problema tende a ripresentarsi;
  • precedenti trattamenti hanno prodotto solo benefici temporanei;
  • il dolore interferisce con sonno, lavoro o attività quotidiane.

Domande frequenti

Se il dolore dura da mesi significa che l’ATM è danneggiata?

Non necessariamente. Durata e intensità del dolore non permettono da sole di determinare lo stato strutturale dell’articolazione.

Un dolore cronico può migliorare?

Persistente non significa necessariamente permanente. La prognosi dipende dal quadro individuale e dai fattori coinvolti.

Il dolore persistente è psicologico?

No. Il dolore è reale. La moderna valutazione considera fattori biologici, psicologici e sociali.

Serve sempre una risonanza?

No. Gli esami strumentali vengono richiesti quando esiste un quesito clinico specifico.

Dove posso fare una valutazione per il dolore mandibolare persistente a Catania?

Presso VR – Valutazione & Riabilitazione, in Via Vitaliano Brancati 14 a Catania, eseguiamo valutazioni dei disturbi temporo-mandibolari basate sui criteri internazionali DC/TMD. Puoi prenotare su Doctolib, scrivere su WhatsApp al 351 419 2921 o chiamare lo 095 097 9525.

Come valutiamo il dolore mandibolare persistente a Catania

Nel nostro studio di Catania la prima visita per un dolore mandibolare che dura da mesi non si limita a “guardare l’ATM”. Seguiamo un percorso strutturato:

  • colloquio clinico: storia del dolore, trattamenti già provati, impatto su sonno, lavoro e alimentazione;
  • esame secondo i criteri DC/TMD: apertura della bocca, movimenti mandibolari, rumori articolari, palpazione di muscoli e articolazione;
  • valutazione della componente cervicale, spesso coinvolta nei quadri persistenti;
  • questionari validati su intensità del dolore, limitazione funzionale e fattori associati;
  • piano condiviso: obiettivi concreti (mangiare, aprire la bocca, ridurre le riacutizzazioni) e, quando serve, confronto con odontoiatra o altri specialisti.

Scopri di più sulla visita e valutazione dei disordini cranio-mandibolari e sul nostro approccio alla fisioterapia temporo-mandibolare.

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Se il dolore alla mandibola persiste da mesi, continuare a trattare soltanto il punto doloroso può non bastare. Con una valutazione DC/TMD analizziamo diagnosi, funzione e fattori che mantengono il dolore, e costruiamo con te un percorso su misura.

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Bibliografia

  • Busse JW, Casassus R, Carrasco-Labra A, et al. Management of chronic pain associated with temporomandibular disorders: a clinical practice guideline. BMJ. 2023;383:e076227.
  • Schiffman E, Ohrbach R, Truelove E, et al. Diagnostic Criteria for Temporomandibular Disorders (DC/TMD). Journal of Oral & Facial Pain and Headache. 2014.
  • Christidis N, Al-Moraissi EA, Al-Ak’hali MS, et al. Psychological treatments for temporomandibular disorder pain — A systematic review. Journal of Oral Rehabilitation. 2024;51(7):1320-1336.

Le informazioni presenti in questo articolo hanno scopo informativo e non sostituiscono una valutazione fisioterapica o medica. In caso di sintomi o dubbi, rivolgiti a un professionista sanitario qualificato.