Nei paesi sviluppati i miglioramenti nel settore sanitario hanno portato ad un calo della mortalitá da condizioni come ictus e malattie cardiache, tuttavia hanno comportato una maggiore longevità, una maggiore prevalenza di malattie croniche e multi-morbidità.
Se da un lato l’obesità e la malnutrizione per eccesso vengono considerate un’emergenza mondiale, dall’altro, con l’invecchiamento medio della popolazione, anche la malnutrizione per difetto sta assumendo sempre di più i contorni di un fenomeno allarmante; in Italia, in particolare, è sempre più frequente la malnutrizione proteico- calorica.
La malnutrizione è una condizione di alterazione funzionale, strutturale e di sviluppo dell’organismo conseguente allo squilibrio tra fabbisogni, introiti ed utilizzo dei nutrienti, tale da comportare un eccesso di morbilità e di mortalità o un’alterazione della qualità della vita.
Sebbene non esista un gold standard per diagnosticare la malnutrizione, è generalmente accettato che la condizione sia caratterizzata da perdita di peso involontaria con assunzione alimentare subottimale, quindi con conseguente spreco muscolare e/o perdita di grasso sottocutaneo o BMI basso. A partire dai 60 anni può iniziare a registrarsi una riduzione del peso corporeo, tale fenomeno rappresenta un’inversione della tendenza all’aumento del peso che caratterizza tutta l’età adulta.
I fattori che favoriscono l’insorgenza del disturbo nei soggetti anziani sono numerosi: in parte sono riconducibili a fattori fisiologici come l’anoressia dell’invecchiamento, a cui si sommano fattori psicologici e sociali come la depressione e lo stress. L’anoressia fisiologica dell’invecchiamento è un processo di riduzione dell’appetito ed è in parte dovuta a variazioni nella concentrazione di ormoni coinvolti nella regolazione dell’apporto alimentare, come l’insulina e la leptina, e in parte a modificazioni anatomico-funzionali che interessano lo stomaco e che comportano un rallentamento dello svuotamento gastrico con conseguente precoce senso di sazietà.
Anche il deterioramento del senso dell’olfatto e del gusto, disfunzioni comuni nell’anziano, concorrono a determinare la diminuzione dell’appetito. Cosa fare quindi per mantenere un buono stato di salute dopo i 60 anni? Un modello a cui far riferimento, anche in età geriatrica, è sicuramente quello della dieta mediterranea; tale modello nell’anziano prevede però delle integrazioni.
Infatti, la ripartizione del fabbisogno energetico dell’anziano deve tenere conto di due esigenze:
1) Mantenere un buon apporto proteico per contrastare la sarcopenia, ovvero la condizione di ridotta massa muscolare e il decremento della forza muscolare che si verifica con l’avanzare dell’età, preferendo proteine di buona qualità per non sovraccaricare la funzione renale. Per gli anziani infatti, i livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana (LARN) sono di 1,1 g/kg al giorno, mentre per gli adulti è di 0,9 g/kg.
2) Garantire un adeguato apporto di minerali e vitamine mediante un consumo adeguato di verdure e cereali integrali, che vanno ricalibrati in età geriatrica per prevenire l’instaurarsi di:
- ipertensione
- anemia
- osteoporosi
In particolare, l’aumento della pressione sanguigna è il principale fattore di rischio di morte, pari al 13% su scala globale. Per questo motivo l’OMS ha dato come linee guida l’utilizzo massimo di 5 grammi di sale al giorno che nell’anziano scende a 1,2 grammi, in quanto a causa della progressiva perdita del gusto salato, egli tende invece a usarne una quantità nettamente maggiore.
Bastano quindi semplici accorgimenti per prevenire la malnutrizione, fenomeno in continuo aumento considerando che la popolazione mondiale di età pari o superiore a 60 anni è in rapido aumento; infatti questa è raddoppiata dal 12% nel 1950 al 23% nel 2013 e si prevede che raggiungerà il 32% entro il 2050.
Le informazioni presenti in questo articolo hanno scopo informativo e non sostituiscono una valutazione fisioterapica o medica. In caso di sintomi o dubbi, rivolgiti a un professionista sanitario qualificato.